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Il pastore e le pecore (storiella sufi)


"Una volta c'era un uomo che allevava delle pecore e ne faceva latte, formaggi e carne da mangiare. Il gregge era molto numeroso, infatti egli era molto ricco, ma era tanto ricco quanto avaro e dunque non aveva voluto mettere un recinto, non aveva assunto pastori che se ne occupassero e non badava troppo alla loro sussistenza.
Conseguenza era che i poveri animali solevano perdersi, finire preda di altri predatori, cadere nei precipizi o semplicemente trovare la propria strada per non tornare mai più. Non di rado capitava anche che, accortisi delle malevoli intenzioni carnivore del padrone, fuggissero da lui non vedendo chiaramente piacevole una loro dipartita per compiacere i suoi gusti culinari. Ad egli non piaceva questa situazione ma non per nulla aveva intenzione di uscire un denaro. Così trovò un'altra soluzione.
 
La leggenda vuole che quest'uomo fosse anche un mago molto potente.

Decise di ipnotizzare le proprie pecore e, come prima cosa, le convinse di essere immortali, cosicché non sarebbe stato brutto sgozzarle e mangiarle ed anzi sarebbe stato un piacere. Le convinse anche  che egli era un padrone buono che le amava tutte e avrebbe fatto qualsiasi cosa per loro. Gli fece capire che qualsiasi cosa potesse accadergli non sarebbe accaduta in quel momento, quindi non aveva senso pensarci e crearsi dei problemi.
Infine compì la sua opera più immaginifica e diabolica e spiegò ai nuovi ovini che essi non erano per nulla delle pecore, ma altro così che alcune di esse si credevano dei lupi, altre delle aquile, dei leoni, degli uomini e alcune perfino dei maghi.

Da allora in poi l'astuto mago non ebbe più problemi e le pecorelle attendevano disincatatamente la loro fine."

 (Storia sufi, narrata da Gurdjieff in “Frammento di un insegnamento sconosciuto” di P.D. Ouspensky)

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