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Di chi è la battaglia?

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Poi vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.
(Martin Niemöller)

Spesso ci capita di pensare che quello che accade agli altri non ci riguardi. E' umano pensarlo perchè spesso viviamo in un mondo separato da noi stessi. Noi e gli altri. Creiamo una barriera che ci consola fatta di egoismo e menefreghismo. Fino a quando non ci tocca a noi, e allora forse capiamo e ci svegliamo dal torpore.

In fondo, che importanza ha che la politica partorisca talvolta leggi istituzionalmente destabilizzanti, fomenti l'intolleranza religiosa, crei disparità tra cittadini, attui talvolta politiche non ambientaliste. Nessuna, si direbbe egoisticamente, finchè non si è toccati. La prima cosa è il proprio "benessere", finchè dura, finchè non viene toccato.
"Non è la sua battaglia" mi fu risposto un giorno da una persona in seguito a una mia seria contestazione. Ma dovrebbe esserlo invece. Non possiamo stare in silenzio. E' la "battaglia" (pacifica e civile) di tutti, di chi vive il "benessere" e chi non lo ha, perchè è discriminato, perchè vive in una situazione di precariato.

Come il lavoro interinale o di precariato, moderna piaga della società, lavoratori assunti e licenziati dopo contratti di un mese. Ti assumo di mese in mese, se ho voglia, se mi va, se no trovi un'altro posto tanto ho mille persone pronte per sostituirti. Non sei una persona, sei carne, sola carne che posso sostituire quando voglio. E non ti lamentare. E' la legge che me lo consente di fare. Chi sei tu? Qualcuno fermi questo macello.


The photo above is taken by "jipol", on Flickr, Creative commons licence.

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