Passa ai contenuti principali

Il tram che vorrei

This photo is taken by "magro_kr" from Flickr, Creative Commons licence

Parafrasando la canzone di Vasco, il mondo che vorrei, eccolo il tram che vorrei.

Stamattina salgo sulla linea 4 tranviaria di Torino per andare a fare la spesa al supermercato (di lunedì, sono a casa dal lavoro per il ponte di S.Giovanni, patrono della città), salgo e trovo due gentili ed eleganti controllori della GTT (l'azienda dei trasporti pubblici), in divisa da spolvero che controllano i biglietti..
..incredibile, finalmente li vedo i controllori su di un mezzo! Allora esistono, penso tra me e me, non è solo una leggenda metropolitana, una voce messa malignamente in giro dai detrattori dei trasporti pubblici, davvero incredibile.

E pensare che ho fatto un bellissimo viaggio, come non mi capitava da lungo tempo, si, proprio un viaggio d'altri tempi, o forse un viaggio in un paese transalpino, non certo sembrava di essere in Italia.

Bellissimo vedere un tram non affollato (eppure era quasi mezzogiorno di un giorno lavorativo), vedere volti amletici alle fermate chiedersi: salgo non salgo ? (mah, forse ho cambiato idea, forse ho da fare, ora che mi ricordo ho lasciato il gas aperto in casa e il mio gatto che si accende un sigaro quando non ci sono.. , si è meglio che scappi via!).

Tin tin tin..

bellissimo il dolce tintinnare della macchinetta obliteratrice, da tanto tempo silenziosa: tin tin tin, ancora tin, persone giovani ed anziani che tirano fuori il portafoglio e trovano magicamente un biglietto di corsa singola: un tin nella obliteratrice ed è fatta!

Tin tin tin

..e la gente guarda smarrita quell'unico biglietto compagno di tanti viaggi in bus, ed ora costretta ad usare, in un ultimo addio, come quando si saluta per sempre un compagno caro.. ma presto si consola: beh, in fondo dopo tanti viaggi era troppo sgualcito, era ora che ne comprassi uno nuovo, per la bellezza di 1€ per chissà quali altri viaggi mi aspettano..

Commenti

Post popolari in questo blog

Oci ciornie (occhi neri)

" Oci ciornie ", ovvero " Occhi neri " nella lingua russa, famosa canzone popolare russa, ha un'origine abbastanza singolare. Infatti deriva da un poesia del 1843, del poeta ucraino Èvgen Pavlovič Hrebinka (un ucraino quindi, non russo). Solo successivamente venne musicata. La versione più celebre, quella che oggi conosciamo deriva da un novarese (si, nato a Novara, Piemonte, nel 1890), Adalgiso Ferraris , compositore appassionato di canti popolari gitani e russi, emigrato prima in Russia poi in Inghilterra. Se quindi una delle più famose canzoni russe è stata musicata da un italiano, è anche vero che la canzone italiana in lingua napoletana più famosa, 'O Sole mio , è stata sì scritta da Eduardo Di Capua , ma ad Odessa , in Ucraina, nel 1898, e sembra ispirata ad un'alba sul Mar Nero ! Ecco il testo della canzone, nella versione originale di Hrebinka  :     Occhi neri, occhi appassionati     occhi infuoc...

Il presente e' un dono

" Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sara’. C’è un detto: ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente " (il saggio Oogway , la tartaruga, maestro di Kung Fu, parla a Shifu , il panda rosso ) Li chiamano cartoni animati, ma in realta' alcuni tra essi sono molto di piu' che storielle semplici per bambini. Basterebbe che molti adulti li vedessero con gli occhi disinibiti e deprogrammati da bambino per imparare tante cose, concetti davvero semplici e basilari ma che trovo siano profondamente veri. In fondo e' proprio nella semplicita' delle cose la vera essenza. Nel caso del cartoon Kung Fu Panda (2008, recentemente trasmesso in televisione) si possono anche trovare concetti di PNL ( programmazione neuro linguistica ) come si puo' leggere in questo blog anche se la radice di questo concetto risale molto indietro, piu' di duemila anni fa, alla filosofia orientale, e che puo'essere sperimenta...

Il pastore e le pecore (storiella sufi)

" Una volta c'era un uomo che allevava delle pecore e ne faceva latte, formaggi e carne da mangiare. Il gregge era molto numeroso, infatti egli era molto ricco, ma era tanto ricco quanto avaro e dunque non aveva voluto mettere un recinto, non aveva assunto pastori che se ne occupassero e non badava troppo alla loro sussistenza. Conseguenza era che i poveri animali solevano perdersi , finire preda di altri predatori, cadere nei precipizi o semplicemente trovare la propria strada per non tornare mai più. Non di rado capitava anche che, accortisi delle malevoli intenzioni carnivore del padrone, fuggissero da lui non vedendo chiaramente piacevole una loro dipartita per compiacere i suoi gusti culinari. Ad egli non piaceva questa situazione ma non per nulla aveva intenzione di uscire un denaro. Così trovò un'altra soluzione.   La leggenda vuole che quest'uomo fosse anche un mago molto potente. Decise di ipnotizzare le proprie pecore e, come prima cosa, le co...